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MilitanzaSecondo giorno consecutivo di episodi di platale intolleranza etnica.
Stavolta però ciò a cui io e Vittoria abbiamo assistito è molto grave,
al di là del limite massimo dello schifo più insopportabile.
Salite le scale della stazione precipitosamente,
siamo riusciti a salire sul treno giusto in tempo.
Prima di accedere nella carrozza, bisognava aspettare che una donna,
evidentemente non italiana, del tipo cosiddetto "rom" o roba del genere,
(non voglio ripetere il discorso del post precedente riguardo la definizione
di queste persone) riuscisse a portare fuori dal treno un passeggino
con un consistente carico di bottiglie di acqua.
Vista la sua difficoltà, mi sono avvicinato e le ho prestato aiuto
prima di salire sul vagone nonostante la mandria di capre dei passeggeri
che oltre a fregarsene della signora mi complicava molto l'azione.
Salito sulla carrozza con Vittoria, un ragazzino di circa 13/14 anni
è corso verso di noi e, messosi in piedi sul sediolino del treno
che precedeva il mio, si è sporto dal finestrone e ha sputato
la saliva più schifosa e ripugnante di questo mondo
verso il volto della signora incapace di sbrigliare la sua indignazione,
come se fosse per lui la cosa più importante da fare oggi.
Fortunatamente l'intollerante ormone esocrino è finito sulla veste della donna,
ma questo è solo un insignificante dettaglio.
Lì ho capito che era destino che io potessi avere la possibilità
di riparare alla mia immobilità nell'episodio di ieri.
Così ho attirato l'attenzione del vomitevole yak umanoide prendendolo per il braccio
e con un insolita e convinta anche se un pò montata espressione intransigente
gli ho intimato di smetterla perchè non vedevo motivo di fare un atto del genere.
La mia riluttanza nei confronti della violenza e un pò di paura
mi ha spinto non so come a non agire con le mani ma con le corde vocali.
La cosa orrenda è che se non mi fossi mobilitato almeno verbalmente io,
quel lurido guappetto di bronx avrebbe inviato melme liquide verso la donna
forse anche fino a vomitare e fino a domani mattina e,
arrivato a Napoli col treno, avrebbe continuato nel suo intento,
lanciando i prodotti delle sue ghiandole salivari e i suoi raschi mucosi
con gittate chilometriche pur di infierire nella demolizione della dignità dell'inerme donna.
Anzi: i nostri condivisori della zona della carrozza incitavano il ragazzino nel perpetuare
il suo atto, con degli incomprensibili "Rall n'guoll!" che tradotto è "Dalle addosso!"
Almeno stavolta sono riuscito ad avere un ruolo positivo in una situazione del genere.
Vittoria mi ha detto poi che durante la salita sul treno quel ragazzino aveva dato
con stizza un calcio alla donna rom che intralciava quell'entrata del vagone
e che gli sputi siano stati forse la conseguenza di una reazione verbale della donna
alla percossa subita dal piccolo razzista dalla gola raschiante.
Non ho bisogno di aggiungere altro: parla da sè l'oggettività dell'episodio. EtichetteStamattina sono andato con la famiglia in chiesa per la comunione di due miei cugini.
Odio presenziare noiosamente fuori dalla chiesa rigurgitante di persone e con 33° all'ombra
durante celebrazioni religiose così gonfiate in quanto ad apparenze come le comunioni.
Oggi però mi sono dato un bel pizzicotto sulla pancia e con le corna storte ci sono andato.
Vegetando all'esterno della chiesetta in compagnia del mio chewing-gum,
ho notato, su uno scalino all'uscita dell'edificio saturo di schiaffi alla miseria,
la presenza di una donna mendicante con due figlie di circa 9 e 3 anni.
Questa donna era insomma una rom, zingara, insomma, definitela voi, che a me da fastidio.
Aveva i capelli legati e uno sguardo segnato e rassegnato.
Nei pressi di questo trio solitario di povere, c'era una signora con una figlia di circa 4 anni.
Per convenienza chiamerò la straniera donna, e l'altra signora.
Le due avevano in quel momento aperto contemporaneamente le proprie borse.
Che scena, mi ha fatto quasi senso.
La donna ha preso del pane raffermo e lo ha diviso con le figlie.
La signora ha estratto dalla borsa pataccata, camosciata e luccicante
un cellulare all'ultimo grido altrettanto pataccato e schiaffeggiante alla miseria.
Pochi minuti dopo, le due bambine più o meno coetanee, una povera, l'altra di certo non,
si sono scambiate degli sguardi e la bambina mendicante ha cominciato a salutarla.
L'altra bambina ha ripetutamente provato a raggiungere la nuova amichetta
ma la signora le ha impedito di avvicinarlesi a suon di schiaffi
e di parole fortemente intimidatorie per una bambina di quell'età.
La bimba mendicante, delusa, ha iniziato a piangere, abbracciando la madre
che a sua volta le consigliava di lasciare stare l'altra bambina per quieto vivere,
trovando conforto nel mio sorriso sconfitto e depresso distante da lei 5 metri di scale.
Avrei voluto, ma non ho agito. Intrappolato nella ragnatela del contesto.
L'abbigliamento mi etichettava, anche se non molto
(chiedere informazioni a mia madre che molto evidentemente non accetta
il mio essere semplice stilisticamente parlando anche in occasioni come questa),
come membro della gentaglia di cui fa parte la signora.
Ma dentro di me, io ero fortemente dalla parte di quelle tre donne
sedute così in basso sulla scalinata ma con un futuro posto già così alto nel cielo. 29 giugnoSi, è festa a casa mia il 29 giugno. Onomastico mio e di mio fratello Paolo.
Scelsi io il suo nome nove anni fa: ci tenevo a festeggiare con lui questo giorno.
Purtroppo è cresciuto con una certa ostilità nei miei confronti, siamo molto poco affettuosi tra noi
ma sono consapevole del fatto che mi vuole bene e che mi considera un esempio da seguire,
tant'è vero che sono motivo di vanto per lui quando parla con i suoi amichetti.
Anche io gli voglio bene anche se non mi piace molto il suo carattere.
Ieri mattina, col treno, l'ho portato con me a Pompei alle giostre,
cosa che non tutti i 17enni fanno con i propri fratellini, credo.
Fino ad un paio di anni fa festeggiava con noi anche il mio omonimo nonno: Pietro Cositore.
Oggi ho insistito per andare con i miei genitori e mio fratello al cimitero per fargli gli auguri,
anche perchè qualche notte fa è stato protagonista di un mio incubo notturno che ancora mi tormenta:
sarà stato un segno poichè era molto tempo che non andavo a trovarlo?
In ogni caso, stamattina ho messo fine anche a questa paranoia. MoviolaE' mai possibile che impiego 15 minuti per tagliarmi le unghie della mano sinistra
e addirittura 45 minuti per tagliarmi quelle della mano destra?
Nella non frequente circostanza in cui mi taglio le unghie
ricordo quando da piccolo avevo la fobia del barbiere
e ai pomeriggi che spendevo nelle loro sale
facendoli penare per ore ed ore con annessi pianti di disperazione.
Non era un caso che portavo quasi sempre capelli a caschetto e lunghi.
Ero una specie di Sansone contemporaneo
con l'unica variante che la forza non ce l'avevo, a prescindere dai capelli.
Oggi invece non ho più paura dei barbieri, anzi,
non si dimentichi che io sono sempre l'autore della goliardica pazzia, non ripetuta in seguito
solo a causa del sequestro delle tinture da parte di mamma e delle bestemmie di Vittoria .
Eppure qualcosa è rimasto intatto: ogni volta che con la lametta il barbiere mi fa un taglietto,
rischio seriamente di perdere i sensi a causa di un processo consequenziale non definibile.
Magari questo processo illogicamente logico si verificasse solo dal barbiere...
Perdo i sensi troppo facilmente. Ma questa è una storia troppo lunga.
DilemmaCome possono formarsi in prospettiva ed in un modo decente
le personalità e le menti di milioni di alunni
se solo una parte degli insegnanti
e di coloro che sono inseriti nel sistema scolastico
non è costituita da persone mentalmente deviate?
Io proporrei di far sottoporre a visite psichiatriche
chiunque si accinga a diventare insegnante:
non si può pretendere da tutti i ragazzi
l'auto-acquisizione di criteri di giudizio della realtà che ci circonda,
lo spontaneo sviluppo delle abilità cerebrali non legate alle nozioni,
non tutti hanno la capacità di svincolarsi da certe influenze negative.
Una volta credo che gli insegnanti erano dei veri e propri guru,
rispettati malgrado severità e distanza,
oggi capita che gli alunni (tra cui talvolta purtroppo anche il sottoscritto)
osino presumere di essere persone migliori dei propri insegnanti già in gioventù.
Guide carismatiche meritevoli scarseggiano nel mondo dell'istruzione,
di arroganti e gonfiate ce ne sono molte però: quelle sopravvivono purtroppo.
Ed in ogni caso il sistema scolastico è messo decisamente male, genericamente parlando. La dura vita del braccianteNon so nè da dove nè come iniziare.
Non è facile quando si è in un baratro o in un tunnel.
Quindi, non iniziando bene, non sono neanche a metà dell'opera.
Qui nessuno mi vieta di esprimermi come meglio mi pare.
Il blog mi degna di certo più di 4 minuti al telefono giornalieri fatti di isterìe gratuite.
Anzi, lui mi aspetta, mi ascolta, è disponibile con me, proprio com'è la mia indole: disponibile.
Io non posso essere il tuo perenne punchball semplicemente perchè non te lo meriti.
Vorrei sapere chi ha deciso i ruoli in questo rapporto.
Io comparsa e tu protagonista.
Tutto deve essere analizzato in funzione tua.
Ma è tanto difficile capire che una coppia è formata da due persone?
Non sono un esibizionista, quindi il protagonista nemmeno lo farei con piacere.
Però neanche puoi trasformarmi in antagonista, perchè io ti voglio un bene infinito,
un potenziale d'amore smisurato che inspiegabilmente riesci ad annullare e a non considerare. Io bracciante e tu latifondista.
Non posso mai dissentire dagli ordini del capo.
L'unica cosa a cui ho diritto coincide con il mio dovere.
Fare questi sprechi d'amore è davvero uno schiaffo alla miseria sentimentale di chissà quante persone.
C'è chi ama avere ragione: beh, io vorrei tanto avere torto.
Odio il tuo egoismo, ancora di più la tua prepotenza.
Non è possibile che meriti attenzione solo chi alza la voce,
sbraita, piange, si dimena e usa le mani e le unghie.
E chi come me soffre in silenzio, o meglio intavola discorsi anzichè risse?
Ti ho dato il mio cuore, non la mia dignità, ma ti sei presa anche quella.
Inoltre, qualsiasi litigio possa verificarsi tra noi, di certo non ti verrei a demolire le certezze del rapporto.
Perchè in fondo, almeno per me, c'è in ogni caso un elemento irremovibile su due piedi: l'amore.
Semino predisposizione ed amore, raccolgo indifferenza e rancore. CorroMi appartiene totalmente e per niente questa voce verbale.
Per niente perchè sono molto calmo nel mio vivere quotidiano.
Allo stesso tempo sento di correre ogni giorno.
Correre con i pensieri, con i desideri, con le aspettative, con la crescita.
Correre troppo con i neuroni tanto da giocare d'azzardo con la mia mente ed i suoi tarli.
Percepisco spesso uno squilibrio temporale nella mia dimensione vitale.
Frequentemente mi capita di sentirmi fuori dal tempo. E non solo.
E allora, ora che la mia bici è fuori uso, corro.
Fare jogging mi dà un senso di libertà,
mi consente di allontanarmi da ciò da cui sento di dovermi dissociare.
Ma la fatica fisica sottolinea la difficoltà nel compiere questo atto.
E mi ricorda che la mia esistenza è legata a questi luoghi, a queste persone, a questa realtà.
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