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日志


Capolinea

Quello di stamattina è stato il mio ultimo volantinaggio dell'estate.
A questo lavoro mi sono molto affezionato, forse perchè l'ho trovato da solo
dopo estenuanti e scoraggianti ricerche in sella alla mia povera bici,
forse perchè non è sottopagato come quello della pulizia degli autobus,
forse perchè sono stato preso molto in considerazione e trattato decentemente.
Tant'è vero che un socio di questa azienda mi ha anche fatto lavorare una volta
all'interno del loro ufficio, quasi come in una vera catena di montaggio da fabbrica,
dove hanno macchinari per fare ogni tipo di stampa: serigrafia, tipografia, litografia...
Inoltre, sempre questo socio, mi ha addirittura indirettamente proposto
di inserirmi a tempo indeterminato nella loro azienda di servizi pubblicitari
in qualità di operaio semplice (come quando mi ha fatto lavorare in ufficio),
per poi imparare il mestiere e diventare in prospettiva operaio specializzato.
Mi ha anche parlato di cifre: 500euro mensili iniziali, fino a 1500 una volta specializzato.
D'altra parte, non ho potuto fare altro che rifiutare: vado a scuola.
Così ho girato la proposta a mio cugino in cerca di occupazione,
che ha anche fissato un colloquio di lavoro con questo socio che tanto mi apprezza.
 
Anche quest'esperienza mi ha insegnato molto, più di quanto potessi immaginare.
Mi ha dato la possibilità di venire a contatto con delle realtà
di cui sentivo parlare soltanto al telegiornale, nella sezione "cronaca nera".
Ho camminato per svariati chilometri in città che sono per nomina quasi l'èlite
della camorra napoletana: Arzano, Melito, Sant'Antimo e Giugliano.
Spostarmi di palazzo in palazzo distribuendo chili e palate di giornalini "Conad"
è stato molto più faticoso di quanto avessi potuto pensare, ma mi è piaciuto.
 
Tra pochissime ore parto per Procida: Vittoria mi aspetta.
Staremo insieme fino al 29 agosto ma insieme ai suoi genitori.
Al ritorno non voglio pensarci però: ora mi godo la vacanza.
Con tanta soddisfazione per come me la sono guadagnata.
Ciao a tutti i lettori, un pò mi mancherete. Ma ora è tempo solo per noi due.

Approcci

Durante i vari volantinaggi che ho fatto ho avuto a che fare con molte persone.
Per strada ho avuto a che fare con animali e persone rispettose.
Ieri ero a Varcaturo, una frazione della grande comune di Giugliano (Na).
Un posto da far west, a tratti semi-desertico, con il nascosto pensierino
riguardo ad ipotetici proiettili vaganti per l'aria come saette. 
Perchè Vittoria ha ragione: bisogna avere paura della quiete, non del caos.
E ieri in quel posto c'ea davvero troppo silenzio, troppa indifferenza.
Un traffico tremendo ma silenziosissimo, schiere di ragazzi di colore
in attesa di essere presi ai bordi della strada come puttane
per essere portati su chissà quali posti di lavoro.
E con questi ragazzi ho provato a scambiare qualche parola
con la scusa dei miei volantini da distribuire, ho provato a regalargli
qualche speranza anche se solo con qualche parola amichevole.
A me sono molto simpatici i ragazzi di colore, genericamente.
Ma ieri ce n'erano alcuni che, poichè io non parlavo la loro lingua,
hanno trovato l'occasione giusta per prendermi in giro non so riguardo cosa.
Fatto sta che si divertivano alle mie spalle, facendomi deludere molto.
Ma so che i buoni e i cattivi sono ovunque, anche tra i ragazzi di colore.
Infatti, poco dopo, ho fatto uno scambio alla pari con un collega
volantinista di colore. Un ragazzo cicciottello immerso nel traffico:
lui fermo come un palo statuario, io in continuo cammino.
E camminando lungo il chilometrico stradone principale, l'ho incontrato.
Io: "Ciao amico, siamo colleghi."
Lui: "Si noi colleghi. Colleghi sono amici."
Io: "Certo, amici. Mi dai un tuo volantino?"
Lui: "E tu dammi un tuo giornalino."
Io: "Si, prendilo subito: è grande, almeno ti ripari dal sole coprendoti la testa"
E dopo una risata comune, ci siamo salutati alla sua maniera: un cin cin
pugno a pugno e battendo poi lo stesso pugno sul petto e aprendo indice e medio uniti.
 
Stamattina ero per coincidenza sempre a Giugliano, dopo aver distribuito in cammino
giornalini a Sant'Antimo e Melito. Stanchissimo, effettuavo gli ultimi lunghi minuti
di lavoro sperdendomi in infinite schiere di palazzine a catena: un'ottantina.
Uscendo da un portone, mi sono trovato davanti un bambino sui 7 anni in lacrime.
Piangeva a dirotto e singhiozzava, aveva una crisi di panico a mio parere.
Mi sono avvicinato a lui, provando a non essere considerato un malintenzionato.
Io: "Ciao piccolo, che ti è successo?"
Lui (con la voce condizionata dal pianto): "Ci sono i cani..."
Io (intimorito): "Quali cani? Qua non ce ne stanno"
Lui: "Stavo andando a casa ma dei cani mi seguivano e fuggendo mi sono perso."
Io: "Purtroppo io non sono del posto. Ti posso fare un po' compagnia?"
Lui: "Si, da solo ho paura dei cani"
Io: "Ok, allora siamo in due ad avere paura."
Dopo aver rotto il ghiaccio ed esserci fatti una risatina,
il bambino mi ha accompagnato di palazzo in palazzo, parlando di cosa ci facessi lì,
di come era bello il pallone che aveva sotto il braccio e facendo attenzione ai cani.
Ad un tratto, il bambino ha trovato un suo amichetto procedendo al mio fianco:
mi ha salutato e con gioia si è diretto dal suo coetaneo, senza più alcun timore,
dopo avergli dato in regalo e in ricordo uno dei miei giornalini.
Io: "Scusami, mi dici solo come ti chiami?"
Lui: "Savio. E tu?"
Io: "Pietro. Hai un bel nome, mi piace. Ciao, Savio!"
Lui: "Ciao, grazie per la compagnia."
 
Savio. Che bel nome! Quanto mi ricordava me da piccolo con quel pianto arrancante...
E quanto ricorda me attualmente con la paura per i cani e quel pallone sotto il braccio...

L' ucraino

E' terminata dopo un mese esatto dal suo inizio la mia prima esperienza di lavoro.
Pulitore e lavatore di auto e bus, ma anche spazzino, muratore, giardiniere, pittore, fattorino.
Ho capito molte cose, molte più di quante possano essere insegnate da aride nozioni culturali.
Sono stato scambiato per 5 o 6 volte per un ucraino da una buona parte dei passanti,
tant'è vero che mi chiedevano se parlassi italiano, complici il mio aspetto fisico
longilineo e dai tratti somatici chiari che si approssima vagamente a quello dei ragazzi dell'est,
ma soprattutto per via delle umili mansioni che svolgevo sul lavoro,
come quella di rimuovere chewing-gums a mani nude dalle ceneriere dei bus.
Mi divertiva essere ritenuto un ucraino.
Ho fatto l'impossibile per conciliare affari di lavoro con quelli di cuore.
Qualche volta mi è capitato di reagire in situazioni di sopruso
ma sempre con il dovuto garbo. Ho avuto modo di essere a diretto contatto con la
carrozzeria adiacente al deposito e di notare la durezza delle loro giornate sacrificate.
Ringrazio comunque chi mi ha dato la possibilità di poter fare questo lavoretto.
 
Spero che questa esperienza, che di certo mi ha segnato, mi aiuti a far riemergere dalle
ceneri le motivazioni per condurre al meglio i miei studi futuri. Non ho mai avuto problemi
a scuola, ho sempre fatto più del mio dovere, ma solo per il mio senso di responsabilità,
non spinto da motivazioni, che sono a mio parere la benzina per percorrere ogni strada.
Mi sono stufato di camminare con il serbatoio vuoto, in perenne riserva di carburante.
Non permetterò tanto facilmente a me stesso di buttare le mie buone prospettive nel cesso.
E se un giorno magari comanderò qualcosa o qualcuno, spero di tenere ben presente
questa mia esperienza, e ricordare magari che anche io in fondo vengo dal nulla.
 
Vittoria è stata già per una ventina di giorni a Procida durante il mio periodo di lavoro.
Ogni domenica sono andato da lei per trascorrere la giornata insieme.
Ora è appena ripartita dopo una settimana di sosta qui in città.
Mi tocca lavorare per dei volantinaggi in trasferta lunedi e martedi.
Mercoledì la raggiungerò a Procida per stare 9 giorni con lei (e con i suoi, piccolo dettaglio).

Faccia pulita

Stamattina ho preso un'oretta di permesso al deposito di bus
e così alle 11.30 ho smesso di lavorarci per andare con la bici al centro della città,
per riscuotere la paga di un volantinaggio che feci lo scorso 22 luglio ad Arzano.
Già, alla fine mi sono tolto anche la soddisfazione di fare un lavoro trovatomi da me.
Dopo avere incatenato bene la bici ad un palo sul ciglio della strada,
entro nella famosa quarta agenzia di cui scrissi in un post passato.
Il titolare mi fa accomodare sullo sgabello e si siede alla scrivania di fronte a me.
Titolare:"Quante giornate di volantinaggio devo pagarti?"
Io:"Soltanto il volantinaggio ad Arzano del 22 luglio scorso."
Titolare:"Davvero? Sicuro che sei venuto a lavorare per noi solo una volta?"
Io:"Si, soltanto in quell'occasione."
Titolare:"Io ricordo di averti portato con me per due o tre volte, sicuro che...?"
Io:"Sì, sono sicuro, dovete pagarmi solo per quella mattinata."
Il titolare mi accenna un sorriso spontaneo e controlla che io abbia davvero ragione.
Mi guarda compiaciuto per la mia onestà, scivolando con le sue pupille sulla mia faccia pulita.
Titolare:"Eccoti i 15 euro, inoltre avrei bisogno di te per dei volantinaggi
nei giorni 5, 18 e 19 agosto ad Arzano, Varcaturo e Sant'Antimo. Puoi lavorare ancora per noi?"
Io:"Sì, certo, non c'è problema. Grazie."
Stamattina mi sono compiaciuto con me stesso per questi 5 minuti di onestà premiata.
Momenti come questi mi danno la fioca speranza
che il mondo del lavoro non è fatto solo di soprusi ed opportunismi.
 
Incassati i 15 euro e su di giri per ciò che era accaduto, decido di concedermi un premio:
un aperitivo al bar. Già di mio ero parsimonioso; ora che lavoro e sento sulla pelle
cosa significhi guadagnarsi ogni singolo euro...sono ancora più "manina corta".
La parsimonia è un difetto che per me è un pregio. Sono felice di possederlo
poichè capisco quand'è il momento di metterlo da parte anche se per un attimo.
E' stato alquanto piacevole guadagnarmi la possibilità
di concedermi un' attenzione del genere: è molto gratificante.
Decisamente meno esaltante lo scontrino che indicava 2 euro per quel Crodino. 
 

Calendari

Ho cercato un calendario per casa per ben mezz'ora, poi ho deciso di fare
vari calcoli mentalmente per giungere alla conclusione che il 19 agosto sarà martedì.
Già, perchè a casa mia da più di 10 anni non esistono calendari.
Infatti, da piccolo, avevo alcune strane abilità, forse dei veri doni di natura
che con il tempo però sono rientrati nei canoni della normalità, anche a causa di mia madre.
Avevamo un decennio circa fa in casa un calendario su cui c'erano scritti
i nomi dei mesi e dei giorni della settimana in 6 o 7 lingue oltre ai santi festeggiati ogni giorno.
Avevo circa 5 anni ed io sapevo i santi festeggiati in ogni giorno dell'anno,
il 7 maggio ero in grado di dire che il 26 settembre sarebbe stato lunedì
o magari il 5 luglio ero capace di dire che Capodanno sarebbe stato mercoledì
ed inoltre conoscevo a memoria i giorni della settimana nelle 6 o 7 lingue scritte sul calendario.
Mia madre quindi, credendo forse che facessi cose potenzialmente dannose alla mia crescita,
abolì l'uso del calendario in casa stracciandoli tutti.
Da quel giorno iniziò il progressivo declino delle mie stravaganti capacità di calcolo da calendario.
E quella formidabile elasticità di pensiero e di apprendimento che avevo, oggi non la possiedo più.
 
Non è mio intento ora omaggiare le mie abilità infantili ed esaltarmi, eppure
queste non erano le uniche capacità insolite che possedevo, ero parecchio strano sin da piccolo
e crescendo questa mia originalità di certo non l'ho persa, credo.
Molte cose bizzarre contrassegnarono la mia infanzia.
A tre/quattro anni imparai a leggere e scrivere soprattutto grazie agli album dei calciatori,
di cui conoscevo tutti i dati personali, dal nome all'altezza, dalla città natìa al peso,
ma grazie anche al mio atlante geografico che ancora possiedo
con cui imparai tutte le capitali del mondo, tutti gli Stati e le rispettive bandiere.
E di questo qualcosa mi è rimasto però.
 
In prima elementare la mia maestra di italiano mi chiamò alla lavagna
per scrivere una frase con parole aventi lettera maiuscola.
Io scrissi <Canberra è la capitale dell' Australia>. Rimase scioccata.
Anche perchè non sapeva che Canberra lo fosse. Ero uno spasso da piccolo, sisi.
 

Nomi

Mi fermo spesso a pensare ad ipotetici nomi per i miei futuri figli.
Il dato strano è che di nomi italiani me ne piacciono pochi, si contano sulle dita della mano.
Sono molto più affascinato da nomi stranieri ma suonano maluccio con il mio cognome.
I nomi italiani che mi piacciono di più sono Ernesto e Fausto.
Prima considerazione: fanno rima.
Seconda considerazione: alludono ad una certa tendenza politica. E non è che mi dispiaccia.
Spero di dover tornare a parlarne tra non più di 8 o 9 anni.
Purtroppo però avere un figlio intorno ai 25 anni, di questi tempi, è pura utopia.
 

Esperimento

Sciogliere il gelato in vaschetta con l'asciugacapelli e poi mangiarlo.
Il tempo di asciugatura consigliatovi è di 30 secondi a getto minimo ma caldo.
Io credo che il risultato sia alquanto gustoso. Da provare.